Artigianato, INPS: persi oltre 570mila iscritti dal 2011. Tullio: “Serve sforzo comune per un settore fondamentale”

Gabriele Tullio 3

Oltre 571mila iscritti in meno in quattordici anni e una contrazione che, nell’ultimo triennio, ha superato il 5% annuo.

È il quadro che emerge dall’analisi statistico-attuariale dell’INPS sull’andamento delle iscrizioni e delle cessazioni nella Gestione Artigiani, relativa al periodo 2018-2024 e promossa dal presidente del Comitato amministratore, Francesco Sgherza.

Tra il 2011 e il 2025, la platea dei contribuenti è diminuita del 31,3%, passando da circa 1,82 milioni a 1,25 milioni di iscritti stimati.

Preoccupa soprattutto l’accelerazione della flessione: dal calo medio annuo del 2% registrato nel decennio precedente si è passati, dal 2023, a riduzioni superiori al 5%, fino alla contrazione stimata del 5,91% tra il 2024 e il 2025.

Lo studio ha analizzato le successive transizioni lavorative di 692.971 soggetti cancellati dalla Gestione tra il 2018 e il 2024, verificandone la posizione negli archivi INPS nell’anno successivo alla cessazione. Il 50,33% ha trovato una nuova occupazione.

Tra questi, il 63,6% si è ricollocato come dipendente del settore privato, il 18,3% nel lavoro autonomo o parasubordinato e il 13% è rientrato nella stessa Gestione Artigiani.

Il pensionamento rappresenta il 23,61% delle uscite, mentre il 4,58% riguarda persone decedute. Particolarmente significativo il dato relativo ai cosiddetti silenti: il 21,48% dei cancellati, pari a circa 148.800 persone, non risulta rintracciabile negli archivi INPS l’anno successivo alla cessazione, né come lavoratore attivo, né come pensionato o deceduto. La percentuale sale al 26,47% nel Mezzogiorno e nelle Isole e interessa soprattutto la fascia tra i 45 e i 59 anni.

L’analisi evidenzia anche un progressivo invecchiamento della platea. La quota dei cancellati con più di 60 anni è passata dal 27,21% del 2018 al 37,28% del 2024, mentre diminuisce il peso delle uscite nella fascia tra i 30 e i 44 anni. Anche l’età media degli ex artigiani che trovano una nuova occupazione è aumentata, passando da 44,4 anni nel 2019 a 47,4 anni nel 2025. Un andamento che richiama l’attenzione sulla trasformazione demografica del settore e sulla necessità di favorire il ricambio generazionale.

Sul piano territoriale, oltre il 58% delle cancellazioni si concentra nel Nord Italia, con il 33% nel Nord-Ovest e il 25,5% nel Nord-Est. Il Centro rappresenta il 21,5% e il Mezzogiorno il 20%.

Se il ricollocamento di circa la metà degli ex artigiani dimostra la capacità del mercato del lavoro di assorbire una parte significativa di chi abbandona l’attività, la riduzione complessiva degli iscritti resta un segnale di forte criticità per un comparto fondamentale dell’economia italiana.

Le conclusioni dello studio richiamano l’esigenza di una riflessione sulla Legge n. 443 del 1985, la normativa quadro dell’artigianato, alla luce dei profondi cambiamenti intervenuti negli ultimi quarant’anni. Globalizzazione, trasformazioni dei mercati, nuovi modelli produttivi ed evoluzione delle regole economiche impongono di verificare l’adeguatezza dell’attuale disciplina.

L’obiettivo è individuare strumenti normativi e condizioni operative capaci di sostenere la competitività delle imprese, valorizzare il lavoro artigiano e favorire l’ingresso delle nuove generazioni, preservando un patrimonio produttivo, professionale e sociale essenziale per il Paese.

Questo il commento da parte di Gabriele Tullio, componente del Comitato amministratore della Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani presso l’INPS e Presidente Nazionale dell’Unione Artigiani Italiani (UAI): “I dati dell’artigianato sono logicamente preoccupanti: registriamo un trend negativo e un calo del 5% annuo nell’ultimo triennio, un dato inaccettabile per un settore che ha da sempre rappresentato un pilastro per l’Italia. Serve adesso un forte sforzo congiunto, a partire dalla politica e dalla nuova legge sull’artigianato in fase di elaborazione, per invertire questa tendenza. Dobbiamo tornare a essere positivi: l’artigianato è sinonimo di occupazione e porta ricchezza reale sui territori“.